Comunità di sostegno a gestanti

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La “Comunità di sostegno a gestanti e/o madri con bambino” è un luogo protetto e vuole essere un modo propositivo sul territorio per promuovere il diritto alla tutela e difesa della maternità, della famiglia che accoglie gestanti, anche minorenni, e nuclei monogenitoriali con figli minori che necessitano di essere supportate e di una soluzione temporanea ad una situazione di difficoltà spesso caratterizzata da violenza, conflitti familiari e da forme di marginalità sociale per malessere esistenziale, aspetti economici e di alloggio, abbandono da parte della famiglia e/o del partner, e/o inadeguatezza a svolgere la funzione educativa di genitore. A tal fine risulta fondamentale una immediata fuoriuscita da questo clima negativo per evitare pesanti ricadute fisiche, psichiche ed emotive per le madri e per i minori.
L’inserimento in comunità permette alla mamma e al bambino di prendersi una tregua rispetto alla situazione di disagio che stanno vivendo e al momento stesso aiuta le mamme a vivere una maternità in maniera consapevole appagante e funzionale al soddisfacimento dei bisogni posti in essere dal figlio e a sviluppare e potenziare le capacità genitoriali, favorendo l’instaurarsi di una relazione affettiva significativa tra madre e figlio.
Anche per quanto riguarda il servizio di Comunità sostegno a gestanti e/o madri con bambino rivolgiamo particolare attenzione all’opportunità che la madre possa essere inserita compatibilmente con gli obbiettivi definiti nel PEI, in un contesto socio-lavorativo quale misura prioritaria di inclusione sociale e di prevenzione.
I nostri principali committenti sono i Servizi Sociali dei Comuni della Sardegna e gli Uffici dei Servizi Sociali per i Minorenni di Sassari e Cagliari che fanno capo al Centro Giustizia Minori della Sardegna.
Il nostro Servizio di Comunità di sostegno e/o madri con bambino, è attivo 365 giorni all’anno 24 ore su 24, presso la sede ubicata nel Comune di Macomer. La struttura è organizzata, sia come divisione degli spazi interni, sia come scansione dei ritmi di vita quotidiana, come normali strutture abitative, e si pongono come obiettivo primario la risposta ai bisogni delle persone che le abitano.

A chi è rivolto
• Donne in gravidanza, prive di un supporto familiare e/o parentale e dunque in difficoltà ad accettare e accogliere il figlio per problemi di fragilità personale, solitudine, assenza di un progetto di vita adeguato per sé e per il nascituro;
• Donne con problematiche relative a disagio esistenziale, aspetti economici ed abitativi, abbandono da parte del partner, rifiuto da parte della famiglia d’origine, con necessità di un supporto comunitario;

• Madri, con figli minori, che si trovano in situazione di temporanea difficoltà, che vivono con disagio e/o inadeguatezza il proprio ruolo educativo e genitoriale, non avendo contesti solidali parentali di riferimento né il supporto del padre del figlio/i;

Obiettivi
Offrire appoggio e tutela in un luogo protetto.
Favorire il reinserimento delle persone ospitate nel proprio contesto familiare di origine o, dove non sia possibile, il raggiungimento di un autonomo inserimento sociale.
Gli interventi operativi attraverso i quali perseguiamo tali obiettivi sono:
Promuovere per le donne accolte un percorso di crescita in cui vengano valorizzate la consapevolezza di sé, dei propri limiti e delle proprie risorse, nonché del proprio ruolo genitoriale;
Promuovere percorsi di autonomia e di auto organizzazione delle madri accolte;
Sostenere il desiderio e l’impegno per riappropriarsi del senso della vita, inteso come capacità reale di progettare il futuro per sé, per il proprio figlio e, dove possibile, di ricostruire l’intero nucleo familiare;
Favorire un cammino, dove le donne accolte siano parte attiva e protagoniste delle proprie scelte, finalizzato all’acquisizione dell’autonomia e di un efficace inserimento nei normale contesto
sociale e professionale.

Organizzazione Del Servizio
Al fine di garantire il buon esito di un’accoglienza ed il raggiungimento degli obiettivi che essa si propone, si realizzano precisi progetti d’accoglienza individualizzati.
Il metodo di lavoro segue, in linea di massima, una strutturazione scandita in cinque fasi
principali:
1) Contatto - valutazione disponibilità posti
2) Pre - accoglienza;
3) Prima accoglienza/osservazione;
4) Formulazione e realizzazione del progetto individualizzato;
5) Dimissioni/reinserimento.

Contatto
Avviene attraverso un prima segnalazione da parte del servizio sociale di riferimento che chiede la disponibilità per un eventuale inserimento.
Il Coordinatore/Responsabile della Comunità sulla base dei posti disponibili chiede una relazione, al servizio sociale di riferimento, dove si ricostruisce la storia personale del nucleo, mettendo in evidenza quali sono i livelli di partenza, i bisogni affettivi, emotivi, cognitivi e culturali e se, e quali, interventi istituzionali vi sono stati sul nucleo familiare. Dopo aver acquisito tali informazioni il Coordinatore/Responsabile valuta, congiuntamente con l’equipe, la compatibilità con gli altri nuclei già ospiti della struttura e decide se effettuare l’inserimento o meno.
Si pongono così gli obiettivi generali e la finalità che si intende raggiungere attraverso l’ipotesi di un intervento educativo da avviare in Comunità.

Pre - accoglienza

Fase che intercorre tra la segnalazione del caso e l’eventuale ingresso in comunità. Elementi essenziali di questa fase sono:

• Screening di fungibilità del servizio alle esigenze della donna e dell’inseribilità della stessa fra le altre già ospiti: analisi del comportamento, analisi del vissuto psicologico, analisi dei bisogni specifici, analisi delle dinamiche familiari;
• Anamnesi socio-sanitaria relativa alla donna o al nucleo madre/figlio

Prima Accoglienza/Osservazione
In questa fase il soggetto/nucleo viene ammesso in comunità e gradualmente inserito nelle dinamiche della casa.
Familiarizza con la casa, con le altre ospiti e in particolare prende fiducia negli educatori e operatori.
Questa è anche una fase di osservazione dove, oltre alle normali funzioni di accompagnamento morale e di
assistenza materiale, si prevede:
• il coinvolgimento nelle attività quotidiane;
• la valutazione dei bisogni e delle caratteristiche del soggetto/nucleo
• la conoscenza più approfondita possibile del soggetto/nucleo per predisporre uno specifico percorso educativo.
Il tempo necessario per questa fase e relativo ai singoli soggetti, in linea di massima può essere compreso tra tre settimane e un mese.

Formulazione e realizzazione del progetto personalizzato
Nella formulazione del progetto vengono coinvolti il soggetto stesso, le eventuali figure affettive preesistenti e le potenziali istituzioni di competenza.
Il progetto deve prevedere obiettivi chiari a breve, medio e lungo termine. Deve tracciare il percorso da seguire individuando nel modo più dettagliato possibile le risorse necessarie, gli strumenti e i momenti di verifica.
Il progetto può essere soggetto a delle variazioni in itinere, per essere sempre adeguato al soggetto/nucleo.
Un progetto, tra gli altri aspetti, dovrà prevedere:
• Attività formative: in vista del parto, del puerperio e/o del successivo raggiungimento dell’autonomo inserimento sociale;
• Inserimento professionale per la donna (inserimento lavorativo, borse lavoro, tirocinio o percorso formativo) presso enti convenzionati e inserimento scolastico per i minori a carico;
• Attività di tempo libero qualificato e di socializzazione, interne ed esterne;
• Cura e ricostruzione dei rapporti con il contesto di origine, laddove possibile.

Dimissioni/reinserimento
E’ la fase conclusiva del progetto di accoglienza. Le possibilità previste sono:
• ritorno al contesto di origine;
• raggiungimento dell’autonomia familiare.
In questa fase può essere necessario predisporre delle concrete misure a sostegno del reinserimento sociale dei soggetti accolti attraverso una serie di supporti individualizzati che permettano ai soggetti di reinserirsi radualmente e senza eccessive difficoltà. Tra le altre, si prevedono le seguenti misure:
• Supporto morale ed educativo;
• Intrattenimento dei figli;
• Farsi da intermediari e garanti per la ricerca della casa e del lavoro.
L’inserimento socio-lavorativo costituisce uno strumento di produzione della qualità della vita econsiste nell’accompagnamento/affiancamento sul posto di lavoro.
Chi ha un lavoro ha più contrattualità sociale, e dunque più possibilità di trovare e godere di opportunità qualitative per pianificare la propria esistenza.
L’apprendimento di abilità lavorative conduce a significativi miglioramenti nel comportamento interpersonale e del concetto di sé.
Prima fase: osservazione propedeutica all’individuazione di strategie e misure di sostegno e di collocamento mirato.
Seconda fase: avvio dell’inserimento lavorativo all’interno di un contesto che meglio risponde alle attitudini e alle esperienze della mamma. Esso è il primo passo verso l’ingresso nel mondo del lavoro e rappresenta uno strumento per l’acquisizione di un esperienza professionale pratica, e della consapevolezza dell’esistenza di un sistema di regole.
Terza fase: termine del percorso dove si valuterà se la mamma ha raggiunto gli obiettivi formativi/lavorativi specifici necessari per gestirsi autonomamente.


Il Personale
Il personale che utilizziamo nella gestione della comunità si compone delle seguenti figure:
Responsabile
Psicologo
Educatori